Ciminiere, i giovani a lezione di legalità in memoria del maresciallo Alfredo Agosta, vittima della mafia

Pubblicato il 18 marzo 2024 • Comunicati Stampa , Le Ciminiere

Un minuto di silenzio in memoria del maresciallo maggiore Alfredo Agosta, vittima della mafia che combatteva, ha aperto alle Ciminiere il convegno “Unirsi contro le mafie” con un uditorio composto in maggioranza da studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori.

“I ragazzi oggi presenti sono il migliore antidoto contro le mafie a loro presenza in eventi commemorativi come questo può essere una opportunità per far diventare i giovani contestatori rumorosi contro l’omertà e l’ illegalità - così l’avv. Ivan Albo penalista del foro di Catania, intervenuto come relatore al convegno organizzato dall’Associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta - i collaboratori di giustizia uno strumento essenziale nella lotta e nella prevenzione da tutte le mafie; gli avvocati nei processi penali sono il contrappeso maggiore per la tenuta probatoria, per accertare giudizialmente il falso e tener conto solo delle testimonianze credibili, relegando all’inutilizzabilitá i pentiti falsi e contraddittori. Alfredo Agosta è storia di confidenti mai di confidenze. Sapeva riconoscere il rischio di quelle indagini ma era mosso dalla passione per la verità al costo perfino della vita”, così ha concluso l’avv. Albo facendo riferimento all’attività investigativa svolta dal maresciallo, crivellato da 70 colpi di mitra al centro di Catania nel 1982.

Al convegno hanno partecipato un gran numero di autorità civili e militari, con i saluti istituzionali del ministro della Protezione civile Nello Musumeci; Chiara Colosimo, presidente della commissione nazionale antimafia (collegata da remoto); Carmelo La Rosa, presidente dell'Associazione nazionale antimafia “Alfredo Agosta”; Emilio Grasso, dirigente dell'ufficio scolastico regionale per la Sicilia; Ignazio Danzuso, vice-presidente dell'Ordine degli avvocati di Catania; Filippo Pennisi, presidente della Corte d'Appello di Catania; Maria Carmela Librizzi, prefetto di Catania. Nel corso della commemorazione è stato assegnato il “Premio Agosta” al procuratore generale Zuccaro, al giornalista investigativo Antonio Condorelli e all’applaudito colonnello Lucio Arcidiacono, catanese, capo di un reparto investigativo dei Ros.

Introdotti da Emanuele Coco, docente di Storia della filosofia all'UniCt, hanno svolto relazioni il già citato avv. Albo, il generale di corpo d'armata e comandante interregionale dei Carabinieri Giovanni Truglio, il procuratore generale presso la Corte d'appello di Catania, Carmelo Zuccaro. Tutti si sono rivolti ai giovani con fiducia pedagogica e con la certezza che si potrà vincere la battaglia soltanto se non si cede alle false lusinghe, all’arroganza e alle prevaricazioni e, soprattutto, se si accresce la coesione sociale, se si offrono modelli culturali alternativi a quelli più corrivi, se si intacca la zona grigia di collusione, se tutti prendiamo coscienza che dobbiamo cambiare mentalità.

Le accorate parole dei relatori hanno avuto presa sui giovani. Soprattutto quando a parlare sono stati i due figli superstiti del maresciallo ucciso, che hanno rivelato per la prima volta in pubblico retroscena riguardanti il lungo processo contro gli esecutori, concluso soltanto nel gennaio 2012. Momenti di commozione, mentre nello sguardo dei giovani si vedevano scorrere speranze e sogni, ma anche timori: l’esame di maturità è alle porte e non soltanto quello cantato da Venditti nella celebre canzone “Notte prima degli esami”. La prova più seria che essi dovranno presto affrontare è la vita da adulto; e chi è già adulto ha assegnato ai giovani il compito di rendere migliore il futuro della Sicilia, condividendo il sogno di sconfiggere definitivamente la mafia.