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Il Comune di Raddusa

Il Comune di Raddusa
Raddusa

  • Abitanti: 3.649
  • Fax: 095 662982
  • Telefono Municipio: 095 662323
  • Internet: www.comuneraddusa.gov.it
  • Superficie: 23.32 kmq
  • Altezza s.l.m.: 350 m
  • Distanza: 64 km da Catania
 

Posizione:
sui primi rilievi che si innalzano ad ovest della Piana di Catania.

Cenni storici:
Il primo nucleo abitativo di Raddusa risiedeva nel Fondaco delle Canne, una contrada a sud del paese, lambita dalle acque del fiume Secco.
Qui,in epoca spagnola, esisteva un fondaco che fungeva da albergo e stazione di cambio per i viaggiatori, che, percorrendo la regia trazzera, si recavano a Palermo.
In questo casale esisteva anche una cappella intitolata alla Madonna delle Grazie, sorta quasi certamente nel 1682.
A circa un chilometro sorgeva il castello del feudatario.
Quando nel 1810, per volere di Francesco Paternò, sorse il paese di Raddusa il fondaco delle canne fu abbandonato ed i contadini si trasferirono nel nuovo abitato.
Al fine di potere agevolare la colonizzazione e procurarsi così manodopera da impiegare nelle miniere di zolfo e nei terreni incolti, il marchese concesse in enfiteusi alcuni terreni a colore che decidevano di trasferirsi nei suoi fondi.
Nel 1820 la nuova comunità fu aggregata amministrativamente al comune di Ramacca.
Con il passare degli anni, però, il modesto villaggio, grazie soprattutto alla sua florida industria zolfiera, cominciò a svilupparsi e ad aumentare la sua popolazione, tanto che molti ritennero che fosse giunto il momento di separarsi da Ramacca e rivendicare una amministrazione autonoma.
La battaglia per ottenere tale separazione non fu facile e durò almeno un decennio per l'opposizione tenace di Ramacca, ma nel gennaio del 1860, con decreto reale, Raddusa fu elevato a comune autonomo.
Le attività di Raddusa, sin dalla sua nascita, furono due: l'industria dell'estrazione dello zolfo e la coltivazione del grano.
A partire dal primo decennio del 1900 le miniere siciliane, e quindi anche quelle di Raddusa, iniziano un lento ma inesorabile declino, lasciando quindi all'attività cerealicola la rappresentazione del filo di continuità delle generazioni raddusane.

Economia:
Prodotti agricoli: cereali, olive, mandorle, ortaggi.
Allevamenti: bovini, ovini, equini.
Industrie ed Imprese: miniere di zolfo, miniere di piriti di ferro, industrie per la lavorazione del gesso.

Beni monumentali:
La Chiesa Madre: costruita nel 1850 su progetto dell'architetto Giuseppe Maggiore.
Sono apprezzati gli stucchi e i disegni in stile corinzio.
La Torre del Feudo: costruita intorno al '700 su una roccia affiorante dal terreno, ancora integra nelle strutture murarie, ha pianta ottagonale irregolare.
Si trova a circa 10 km dal centro abitato, al bivio della Giumenta.
Il Castello dei Gresti o di Pietratagliata: castello scavato nella viva roccia, si staglia imponente con la sua torre a protezione della vallata sottostante.
Numerose leggende si raccontano su questa fortezza.
La Diga Ogliastro: oasi naturale protetta; vi si contano oltre 2.000 volatili appartenenti ad oltre 60 specie. La flora è lussureggiante con paesaggi suggestivi e incontaminati.
La Morgantina: antica città siculo-greca distante 10 km dal centro abitato.

Raddusa oggi:
Panorama della città

Biblioteche e Musei:
Biblioteca comunale.

Altre informazioni:
Gastronomia: il pane raddusano, gustosissimo, è realizzato nelle forme più strane e bizzarre.
Un piatto tipico raddusano è la "cuccìa" (a base di grano e legumi bolliti).
Nella "sala da thè", una delle più grandi d'Italia, è possibile gustare ben 485 specialità di thè, di diversa provenienza.

Ricorrenze:
19 marzo e 19 settembre: San Giuseppe, patrono del paese viene celebrato due volte l'anno.
A marzo vengono allestiti gli "altari", enormi tavolate ricolme di numerose pietanze che vengono consumate da tre personaggi che rappresentano la Sacra Famiglia.
A settembre viene festeggiato il ringraziamento per il raccolto. La festa del grano

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ADOZIONE
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